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grafica per intelligenza artificiale, youston lab

4 modi in cui l’Intelligenza Artificiale (forse) influenzerà la SEO

Pare che uno dei più forti trend high tech di quest’anno riguardi il fatto che il 2017 sarà l’anno in cui la temuta Intelligenza Artificiale (AI) sorpasserà il cervello umano.

Ma a parte introdurre la potenziale minaccia di Skynet, questa notizia come influenzerà gli addetti ai lavori che non desiderano altro che ottimizzare i loro siti e farsi trovare su Google?

Guerra alle black-hat tactics

Innanzitutto, mano a mano che l’AI si evolverà, sarà sempre più in grado di localizzare efficientemente (quindi anche più spesso) i network di blog, gli schemi di link e tutte le altre cattive pratiche SEO (Search Engine Optimization), permettendo così a Google di penalizzare i siti scorretti più rapidamente, e magari intervenire in velocità anche sul suo algoritmo, se venissero rilevati abbastanza comportamenti fallaci.
Per cui un umanissimo SEO specialist che vuole dimostrare che l’intelligenza artificiale non gli fa paura, dovrà come prima cosa affidarsi a un software di analisi che fornisca dati completi e sicuri, oltre che, va da sé, si accerti di avere link di qualità e un’ottimizzazione che piaccia a Google.

Sarà ancora più importante rispettare le regole

Il perché è presto detto: più l’AI trova il modo di dominare nel mondo delle ricerche e della SEO più, per forza di cose, ci sarà un calo della presenza umana che gestisce le richieste di supporto. Per esempio, se un sito ha subito una penalizzazione e dopo le giuste modifiche e il webmaster chiede di essere riammesso nella SERP (Search Engine Result Page), la richiesta potrebbe essere gestita da una macchina (che immagino come TARS di Interstellar, o come HAL 9000 di “2001:odissea nello spazio”, dipende dall’umore).
Ecco perché i content manager dovranno impegnarsi a non farsi penalizzare, perché altrimenti, senza la variabile umana, per ritornare nelle prime pagine ci potrebbe volere molto tempo.

Ricerche multivariabili

Il fatto che ormai le ricerche vengano fatte non solo da desktop, ma anche su tablet, smartphone e device vari, porterà il motore di ricerca a ragionare su tantissime variabili in più, oltre alle parole chiave in sé. Per esempio, una parola digitata su tastiera e una parola dettata al device sono, evidentemente, diverse, ma potrebbero aver bisogno dello stesso risultato; oppure l’AI potrebbe capire che la stessa keyword riguardante abbigliamento vuole risultati differenti se cercata da dentro a un negozio o da casa propria.
È importantissimo allora procurarsi strumenti SEO che aiutino a rispettare le linee guida dei motori, che evitino cattivi link, che aiutino a controllare se il proprio sito abbia problemi a livello di ottimizzazione e magari buttino anche un occhio ai competitor e ai loro link.

Variare è importante!

Se ci si concentra su una keyword, non serve ripeterla all’infinito in quel post, quanto piuttosto usare variazioni di quella keyword che però permettano al topic generale di essere enfatizzato lo stesso.
In ogni caso però, il contenuto rimane il re: anche se ho a che fare con qualcosa di non umano, essere presenti “dappertutto” è l’unico modo duraturo e produttivo di farsi vedere e aggirare l’arrivo dell’AI. Se faccio video accattivanti, scrivo articoli con competenza, creo gif belle o ospito guest post rilevanti, aumento il valore del mio sito e della mia reputazione, oltre che fare contemporaneamente branding. (Yay!)

La storia quindi, rimane sempre la stessa: più si crea buon contenuto, più il lavoro di SEO sarà facile, AI o non AI.

Articolo tradotto e interpretato da The Next Web.
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