• Home
  • Spazio
  • Arrival: il film di fantascienza che salva il genere umano grazie alla comunicazione
frame film Arrival blog youston lab

Arrival: il film di fantascienza che salva il genere umano grazie alla comunicazione

Alla base del nostro essere umani c’è la comunicazione. Verbale e non.

In realtà è alla base dell’essere vivente in generale: se ci pensiamo, anche gli animali a modo loro comunicano.

È impossibile non comunicare”: è il primo assioma della comunicazione elaborato dalla scuola di Palo Alto. Ecco perché il film Arrival di Denis Villeneuve è a dir poco geniale e riesce a portare la fantascienza ad un livello di realtà tangibile. Da fantascienza infatti sembra di passare a scienza.

Al centro della pellicola – che vede come protagonisti una esperta linguista interpretata da una fenomenale Amy Adams e un fisico (Jeremy Renner) – è stata posta l’importanza della comunicazione. Nulla di apocalittico o di sensazionalistico. La trama racconta di un mondo normale, così come lo percepiamo quotidianamente, che vive improvvisamente l’arrivo sulla Terra di 12 navi aliene. Nessun attacco, nessuna fine del mondo imminente. Qualcosa di diverso: “Cosa vogliono da noi queste navi aliene? Come lo capiamo? Come comunichiamo con loro?”.

Prima di qualsiasi arma, prima di qualsiasi guerra siamo esseri umani. Siamo dotati di capacità comunicative e interpretative. Ecco cosa viene messo in scena in maniera magistrale in Arrival: la capacità di ri-conoscere gli altri come entità pari a noi, con una loro coscienza e visione conoscibile solo attraverso la volontà di comunicare per condividere.

E questa è solo la base di partenza del film: attraverso l’ipotesi di Sapir-Whorf, che afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla, applicata anche alla comunicazione di altri esseri viventi (compresi gli alieni), arriviamo allo scoprire come il mondo che viviamo può essere percepito in maniera diversa a seconda del nostro linguaggio di base. Ecco la maestria della pellicola: a questa capacità cognitiva lega la teoria dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche e del tempo ciclico fino a portare la protagonista ad essere in grado di percepire il tempo in maniera differente. Grazie alla capacità di interpretare e comprendere un linguaggio nuovo e differente, possibile solo con la comunicazione e l’interesse verso l’altro e il diverso, il genere umano si arricchisce della possibilità di salvarsi da un’inevitabile auto-distruzione.

Standing ovation.

Condividi sui social... Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInPin on PinterestShare on Tumblr