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Sempre più digital: il giornalismo online e il cambiamento della notizia

Quanto sono cambiate le nostre abitudini con l’avvento del web a portata di tasca?

Se vogliamo un’informazione ci basta tirare fuori lo smartphone dalla borsa (o dai pantaloni), aprire un browser ed effettuare la ricerca che ci interessa. Questo lo facciamo sia per cercare prodotti che ricette, contatti e news.

Inevitabilmente questo cambiamento di abitudini ha generato un’eco nel mondo del giornalismo: la carta stampata si è trovata di fronte ad una crisi e si è sviluppato il fenomeno del giornalismo online. Sempre più persone, infatti, hanno perso l’abitudine di acquistare un quotidiano o una rivista specializzata.

Citando numeri statistici, raccolti da Audiweb, in Italia nel mese di gennaio 2016 l’audience online ha raggiunto 28.7 milioni di utenti, circa il 52% degli italiani dai 2 anni in su, collegati da tutti i device rilevati (PC e device mobili – smartphone, tablet) per una media di 47 ore a persona.
La total digital audience nel giorno medio è rappresenta da 21.7 milioni di italiani che hanno navigato mediamente per due ore. Di questi il 69,6% ha cercato informazioni.

Cosa cambia dunque per il giornalismo nel passaggio da carta stampata a web?

A livello deontologico poco e niente: l’etica e la professione rimangono le stesse. Ci si trova però davanti all’acuirsi di alcune questioni:

  • la necessità delle testate online di incrementare le visite al sito porta con sé una differente metodologia di scrittura (si è infatti più sintetici e si privilegiano più articoli su uno stesso argomento correlati tra loro piuttosto che un singolo articolo infinito);
  • il bisogno di arrivare per primi e di avere le notizie sempre fresche va ad inficiare sul tempo che il giornalista impiega nella ricerca, nella verifica e nell’approfondimento;
  • la corsa al guadagno di clic porta spesso a titolare gli articoli facendo leva non tanto sulla notizia in sé, ma su aspetti irrilevanti che sono però faziosi (ad esempio sottolineare la nazionalità di uno scippatore qualora sia straniero);
  • la multimedialità della rete permette di arricchire la notizia con numerose immagini, se non video o streaming di social network, riuscendo così ad immergere maggiormente il lettore. Su questo punto però ci si scontra spesso con la reale possibilità di utilizzo di foto o video. Ad esempio: sapete che le foto prese da Facebook non sono libere? È infatti possibile utilizzare solo la foto profilo di coloro che hanno il profilo pubblico, ma solo se non coinvolge altre persone. Qualunque altra foto pubblicata dall’utente non è utilizzabile se vi sono persone riconoscibili. Non ci addentriamo poi nella normativa sulla pubblicazione di foto che ritraggono minori, ma sappiate che la foto che accompagna la notizia non deve rendere il minore riconoscibile (e non basta oscurare il viso, ma bisogna porre attenzione ai luoghi e agli adulti che sono presenti nell’immagine). Molto spesso nella foga di pubblicare la notizia prima delle altre testate, questi aspetti vengono meno.

Bisogna però anche riconoscere il fatto che la potenzialità della rete permette all’utente di costruirsi un’informazione più “a tutto tondo”: non tanto per la lunghezza degli articoli, quanto per la possibilità di fruire in poco tempo la notizia da numerosissime fonti (comprese testate estere). Inoltre l’utilizzo di link consente al lettore – se intenzionato o interessato – di scoprire di più.

Molto spesso sul web siamo tutti frettolosi e ci accontentiamo di notizie altrettanto frettolose. Non sfruttando appieno il meraviglioso strumento che in realtà portiamo nella nostra borsa (o nella tasca dei pantaloni) per aumentare il nostro raggio di consapevolezza su un accadimento.

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