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Chiodo e martello: riflessioni sulla libertà d’informazione sul web

Siamo realmente liberi sul web?

Non esiste una neutralità della rete, non esiste di fatto la navigazione in incognito. Nel momento in cui accendete un pc e lo collegate a una rete, i provider dei servizi (o chi per loro) possono sapere tutto di voi, e non c’è status Facebook che tenga.

Ogni anno nel mondo si fa un passo indietro rispetto alla libertà d’informazione. Almeno questo è ciò che emerge dall’ultimo rapporto di Freedom House “Freedom on the Net” che analizza dati in 65 paesi, bocciando ancora una volta il modo in cui i governi stanno gestendo i nostri diritti su internet.
Il problema più evidente sorge ancora una volta nei paesi al di fuori dell’ Europa e del Nord America, dove la galera (se non peggio la morte) per blogger e reporter del web è la quotidianità.

Qualche tempo fa mi colpì un articolo del blogger iraniano Hossein Derakhshan. Hossein ci parla di come ha passato la maggior parte della sua esistenza nelle celle di Theran per aver espresso liberamente le sue opinioni all’interno del suo blog.

Siamo tutti d’accordo, tutto ciò è intollerabile, ma credo sia necessario approfondire il nostro atteggiamento (in quanto occidentali) nei confronti di una tematica così controversa. A mio parere, il vero dramma che emerge da questo rapporto sta nel parziale supporto politico dei paesi occidentali al tentativo di centralizzare l’informazione col pretesto di garantire la sicurezza dei cittadini: la mia sensazione è che ancora una volta ci siamo seduti su castelli di carta costruiti da noi stessi (estendendo la semantica di quel “noi” ai nostri sistemi governativi).

Questa è stata la mia reazione dopo aver letto il rapporto:

gif funari blog youston lab

Siamo liberi su internet?” ci si chiede nel report: la risposta che emerge è “sì e no”. Se per libertà si intende poter scrivere sul proprio blog le proprie idee e considerazioni, oppure poter caricare senza problemi il video del proprio gatto che impazzisce per un cetriolo, allora sì, siamo liberi su internet.

Se per libertà invece intendiamo:

  • la possibilità di fornire informazioni reali (il filtro dei media sulle notizie non è una novità, tutto sta nel trovare fonti attendibili che mano a mano nascono ma che finiscono presto nell’ombra delle agenzie più grandi)
  • se intendiamo la possibilità di navigare senza essere osservati (dopo averlo acquistato, Facebook ha avuto accesso a tutti i vostri messaggi salvati nel server di Whatsapp)
  • se intendiamo la possibilità di utilizzare e condividere tutti i tipi di contenuti (sempre nel limite della legge ovviamente, ma di Snowden ne avete sentito parlare?)
  • se intendiamo la possibilità di scegliere tra tutti i servizi senza passare tramite quelli di serie A (negli Stati Uniti ad inizio 2015, 3 famiglie su 4 non possono scegliere un servizio di internet veloce se non attraverso un solo provider)
  • se intendiamo la possibilità di navigare senza avere alle spalle l’ennesima multinazionale che detta i trend del momento (se il servizio passa attraverso un monopolio, vedi Whatsapp, Facebook o Google ad esempio, si hanno organizzazioni mondiali che raccolgono flussi di dati a cui i governi cedono parte dei nostri diritti in nome del controllo costante)
  • se per libertà della rete intendiamo tutto ciò, allora no, non siamo liberi.

Non voglio proporvi soluzioni, il mio intento è quello di mettere in luce la situazione in cui ci troviamo, parzialmente in modo inconsapevole, tentando di spronare gli internauti a parlarne e a renderla di pubblico dominio: in questo momento non esiste angolo del nostro internet che non sia controllabile.

Alcuni angoli certamente hanno bisogno di controllo, ma ancora non è stata studiata una maniera per identificare o standardizzare la metodologia o la settorializzazione, un piano comune e una strategia.

Uno dei problemi principali è rappresentato dal tentativo di ordinare un sistema caotico come internet attraverso una legislazione pensata con troppa superficialità: il “martello” legislativo continua a battere il chiodo senza mostrare una reale consapevolezza della complessità del sistema su cui si abbatte, nel tentativo di arginare un flusso di dati disordinato e anarchico. È come quando da piccoli tentavamo di fare la diga con la sabbia del bagnasciuga.

Rodari articolo blog  youston lab net neutrality

Lettura consigliata da youston lab: Rodari, “Storie di Marco e Mirko”

Il solo fatto di fornire uno strumento di coercizione dell’informazione digitale di questo calibro genera la tendenza a vedere ogni problema come un chiodo da battere, senza distinzione. Fornirlo al legislatore non rende la rete libera né tantomeno neutrale, ma contribuisce a una disparità sempre più accentuata, tra chi può e chi non può offrire un servizio.

If you only have a hammer, you tend to see every problem as a nail.

Abraham H. Maslow (1962)

 

Sotto alcuni link che hanno ispirato questo articolo:

Vari link sul mondo del diritto dell’informazione sul web e della net neutrality:

Se vi interessa la materia e entrare in contatto con il mondo che si sta battendo per darvi un internet più libero potete seguire qualche pagina Facebook:

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